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The Secret Society

 

Joey Tempest

voce

John Leven

basso

Mic Michaeli

tastiere

Ian Haugland

batteria

John Norum

chitarra

 

Tutti gli eventi narrati sono frutto di pura fantasia; tutti i nomi e i personaggi della storia sono inventati.

Gli unici nomi reali sono quelli dei cinque componenti della band e dei loro album.

Ringrazio Annah e Laura Costa dell’ESC, il management e gli stessi Europe per il consenso a utilizzare i loro nomi.

 

di Sonia Roccazzella - http://www.europeinitaly.com - rocsonia@europeinitaly.com

 

8a puntata - pagina 2

 

– Bella domanda... ci sto appunto lavorando! Ufficialmente è stato un infarto. Solo che alcuni referti medici ci hanno dimostrato che è stato indotto. E io dovrei scoprire da chi.

Leven, che fino a questo momento è rimasto in silenzio e in disparte ad ascoltare tutta la simpatica storiella, si decide finalmente a intervenire:

– C’è ancora una cosa, però, che non mi convince! Come stra-caspita fai a indagare su questo caso se te ne resti chiuso qui dentro, senza neppure un collaboratore che ti aiuti nelle indagini?

– Per il momento è sufficiente rimanere qui! – risponde il famoso detective italiano – Questa era proprio la camera del presidente, la stessa dove è stato colto da infarto e, successivamente, trovato morto. Quello che Bentham figlio fa usare a me era il suo vecchio computer e quelli che vedete su quello scaffale di fronte al letto erano i suoi libri. Inoltre, proprio qui accanto, c’è il suo piccolo studio privato a cui ho libero accesso una volta al giorno, scortato da uno dei gorilla di Arthur. Al momento sto solo studiando le centinaia di pratiche archiviate di là. Qualche indizio, prima o poi, dovrò pur trovarlo!

– E non ti chiedi la fine che farai dopo aver risolto questo caso? – azzarda Joey – In fondo sai tutto degli imbrogli discografici di Arthur e del rapimento dei musicisti. Dubito che ti lascerà libero!

Brando fa spallucce, con l’aria altezzosa di chi ha già previsto ogni singolo dettaglio.

– Beh, ma nel frattempo io conto di uscire da qui. Vivo, naturalmente!

– E come pensi di fare? – domanda Ian – Questa villa è più sorvegliata di un carcere, se non te ne sei accorto!

– State certi che un modo lo troveremo. Piuttosto... non vedo Luna con voi! Dove l’avete lasciata?

– Era ora che ti ricordassi di avere una sorella... per di più sconvolta, perché crede che tu sia morto! – gli fa notare Leven col solito modo scorbutico di esprimersi.

Brando soffoca a stento una risatina, mentre chiede:

– Ma si può sapere chi vi ha messo in testa l’idea che io sia morto?

– Abbiamo trovato un foglio nello studio di Bentham: era un ordine scritto di catturarti e ucciderti! – risponde Mic, subito interrotto da Joey che aggiunge:

– In un primo momento avevamo deciso di non dire nulla a Luna, solo che poi lei mi ha messo alle strette e così...

Stavolta la risata di Brando esce spontanea.

Ahahahah!!! Meno male che fate i musicisti e non i detective! Siete liberi di andare a curiosare in giro per quest’enorme villa, e credete pure che Bentham lasci così in evidenza delle prove che potrebbero incastrarlo tanto facilmente di omicidio?

I cinque Europe si scambiano occhiate perplesse, prima di puntare i loro sguardi interrogativi su Brando, che prosegue divertito:

– Se lo conosco bene, quello vi ha preso in giro volutamente! Arthur non ha tutte le rotelle a posto!!!

– Grazie della precisazione, ma ci siamo accorti da soli che quello non è tanto normale! – esclama Leven risentito.

– Ai tempi dell’Università ne abbiamo combinate tante insieme... quello era un pazzo fin da allora! Solo che quando si è giovani e si scherza, tutto sembra divertente; quando poi si cresce e si continua a scherzare con cose più grandi di noi... beh... allora la cosa perde il suo fascino e diventa preoccupante!

– Secondo te, allora, ha lasciato in bella vista anche la piantina del seminterrato per consentirci di andare a curiosare in giro? – domanda incredulo Joey – A che pro, tutto ciò? Voleva forse che incontravamo te?

– Questo lo escluderei... magari voleva condurvi in tutt’altra direzione per farvi qualche altro scherzo...

– Possibile! – esclama Mic – In fondo la cartina è rimasta in camera di Luna... noi siamo arrivati qui per puro sbaglio! In realtà cercavamo una grande sala dove, ipotizzavo, potevano esserci gli altri musicisti rapiti, quelli che non erano stati chiusi nel nostro stesso bunker!

Brando si alza dalla poltrona, dirigendosi deciso verso il lungo tavolo su cui è posto il computer. Mentre lo accende, afferma:

– Ma è vero! Arthur mi raccontava che oltre voi Europe, è riuscito a mettere insieme otto famosi musicisti per formare una nuova band, alla quale ha affidato il vostro stesso compito di creare un pezzo boom, da lanciare in tutto il mondo come il successo dell’anno.

– Un’altra band? C’è un’altra band, oltre alla nostra, in questa casa? – si chiede stupito Ian, osservando attentamente le gesta del famoso detective che apre una pagina sul PC dove sono archiviate una dozzina di email – Ma come fai a sapere tutte queste cose, tu?

– Lui è complice di Bentham, non l’avete ancora capito? – insiste Leven, sempre più convinto.

– Liberissimi di non credere alla mia parola! – risponde Brando, spostando lo sguardo dal PC allo scettico John – Ma credo di avervi già spiegato che Bentham comunica con me attraverso il computer, tenendomi informato di tutto quello che succede qui dentro. Guardate anche voi le email che mi ha inviato da quando sono qui: prima mi avvisa dell’arrivo degli otto musicisti dell’altra band, che ha sistemato al terzo piano della villa; poi mi comunica orgoglioso di essere riuscito a strapparvi la firma del contratto. In quest’altra mail, invece, mi racconta che finalmente siete arrivati in Scozia e che vi ha sistemati nelle camere del secondo piano. John, vieni a leggere anche tu, se ancora non mi credi!

Leven fa una smorfia col viso, rimanendo seduto indifferente sul divano a versarsi da bere e lasciando ai colleghi Europe la lettura delle email e tutti i commenti del caso:

– E chi sono gli altri musicisti? – domanda Joey.

– Questo non me l’ha mai detto!

– Ehi, qui c’è una mail non letta! – osserva Ian – Guarda, te l’ha inviata un’oretta fa circa. Aprila!

– Ecco, bravo! – riprende Leven soddisfatto – Dato che non sei complice di nessuno e non hai nulla da nascondere, dimostracelo. Aprila adesso, davanti a noi!

Brando ridacchia.

– Siete veramente divertenti quando volete fare i sospettosi a tutti i costi... meno male che fate i musicisti, voi, e non i detective!

– Questa l’hai già detta! – controbatte John – Apri quella mail e falla leggere a voce alta da Joey.

– Nessun problema! – esclama il fratello di Luna con la consueta calma, spostando il mouse sulla nuova mail in arrivo.

“Ciao Sherlock Holmes. A che punto sei con le indagini? Io finalmente ce l’ho fatta. La ragazza ha accettato di uscire con me. Complimenti alla vostra mamma che ha fatto davvero un buon lavoro. Non so se porterò a termine anche il lavoro di intrattenimento o penserò subito al lavoro vero e proprio... non lo so ancora. Ma per fortuna io il telefonino per i contatti ce l’ho... tu no, mi dispiace. A stanotte, migliore amico dei tempi che furono. E, se fai il bravo, anche dei tempi che saranno. Ti racconterò tutti i dettagli, contaci. Buona notte. Arty

Joey è confuso. Finita la lettura, non può non commentare:

– Ma questo si droga prima di scrivere o è proprio scemo di suo?

Nel frattempo Leven è balzato in piedi, avvicinandosi al Pc e leggendo personalmente il contenuto della bizzarra email:

“La ragazza ha accettato di uscire con me. Complimenti alla vostra mamma che ha fatto davvero un buon lavoro”. Cavolo... ma questo sta parlando di Luna!

– Di Luna? – casca dalle nuvole Brando, dando una rapida lettura al testo della mail.

– Ma che detective del cazzo sei? Leggi qui: “Complimenti alla vostra mamma che ha fatto davvero un buon lavoro”. Quello è da diversi giorni che chiede a Luna di uscire. Inizialmente pensavamo che fosse solo per soddisfare un capriccio... come dire... carnale, ma ora abbiamo capito che vuole farla uscire da qui per farla arrestare!

Brando scatta in piedi.

– Ma che stai dicendo? Perché dovrebbe fare arrestare mia sorella?

Leven gli dà uno strattone, fino a farlo ricadere sulla sedia.

– Almeno noi abbiamo la scusa di essere musicisti quando non capiamo nulla di quello che un pazzo come Bentham ci combina. Un detective di professione come te, invece, che scuse adotta in questi casi?

Così detto, si dirige velocemente verso la porta, spalancandola di colpo e correndo trafelato lungo il corridoio.

– Ragazzi, fermatelo! – esclama Brando, tradendo finalmente tutta la sua preoccupazione – Se i gorilla di Arthur lo scoprono, ci ammazzano tutti!!!

 

* * *

 

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Quando il cuore dice no

Il primo romanzo di Sonia Roccazzella

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